Barriques contra botti

Il Barolo, prodotto solo nei 11 comuni da 770 produttori, nella quantita’ di 10 920 000 bottiglie all’anno, e’ diventato ormai il vero ambasciatore del Piemonte e l’oggetto del desiderio per tanti ammiratori del vino. Non c’e’ da stupirsi quindi che sia i turisti, che i professionisti visitano le cantine ed ascoltano i racconti dei winemaker – della loro storia, del lavoro, dei problemi quotidiani, ma anche delle tecniche usate nella produzione del loro vino. E quelle potranno essere completamente diverse, se non opposte. Un esempio? Due cantine situate soltanto pochi passi una dall’altra nel comune di La Morra: Elio Altare e Lorenzo Accomasso. Lorenzo Accomasso e’ il sinonimo della tradizione, mentre Elio Altare ha promosso i nuovi metodi di produzione del Barolo. E nonostante il fatto che la divisione tra i tradizionalisti e i modernisti praticamente non esiste piu’, poco tempo fa il mondo del vino nelle Langhe era fortemente diviso e succedevano i duri scontri (anche familiari). Il motivo? La dimensione dei barili di legno…

Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
i barriques francesi

Botti Piemonte
le botti (la foto ho fatto nella cantina Josetta Saffirio)

E’ l’inverno 1976. Il giovane Elio Altare e’ appena tornato dalla Burgundia dove ha imparato a fare il vino e guadagnarne i soldi. Invece suo padre Giuseppe sbarca il lunario coltivando le mele e i noccioli che danno piu’ guadagno che 5 ettari delle viti – il Nebbiolo, la Barbera e il Dolcetto. Nelle Langhe agricole sono i tempi della crisi e della povertà. Elio capisce che senza i cambiamenti seri non riesce a far nulla. Prende in mano una sega. Taglia via il frutteto, scende nella cantina e taglia tutte le botti. Il legno brucia e al loro posto sistema le barriques francesi. Ma questo atto coraggioso lo costera’ caro. Il padre Giuseppe non riesce a capire suo figlio. Il suo comportamento considera come un insulto, uno spreco inspiegabile e non permette di apportare modifiche nella sua tenuta. Muore nel 1985 diseredando il figlio. Pero’ un giovane rivoluzionario non si arrende. Riacquista la tenuta dai suoi fratelli e comincia la produzione del vino. Questa volta a modo suo.

Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
cantina Elio Altare

Siamo nel 2013. Silvia, una giovane ed energica winemaker, fa la guida nella cantina. Sotto l’occhio del papa’ Elio continua la tradizione familiare, mentre sua sorella Elena abita in Germania dove si occupa della distribuzione dei vini. Nell’azienda si coltivano 10 ettari di terra (la meta’ viene affittata) tra cui il Nebbiolo, il Dolcetto, la Barbera, nelle piccoli quantita’ anche il Cabernet Sauvignon e altri vitigni a bacca nera. In media 60 000 di bottiglie all’anno vengono prodotte, tra cui il Barolo DOCG, il Langhe Rosso DOC, il Dolcetto d’Alba DOC, la Barbera d’Alba DOC, ma anche l‘Insieme. E’ un misto di 6 varieta’ della uva nera: il Cabernet Sauvignon, la Barbera, il Nebbiolo, il Dolcetto, il Sarah e il Petiti verdot.

Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
il Barolo del 1974

Ma per la degustazione verra’ ancora il tempo. Cominciamo invece dalla visita nella cantina. Scendendo le scale notiamo una grande collezione dei diversi vini. Solo quando mi avvicino alle etichette noto che non sono state prodotte a La Morra. Il giovane Elio Altare, pur avendo pochi soldi, li spendeva per i viaggi da cui portava diversi vini. Cosi’ imparava e migliorava la sua tecnica.

Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
la collezione dei vini portati dai viaggi di Elio Altare
Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
la banca del vino – tutte le annate della cantina

Dove una volta tra le botti correvano le galline, oggi tutto lo spazio e’ occupato dalle barriques francesi. Vengono usate per invecchiare tutti i vini tranne il Dolcetto. Ma questa non e’ l’unica nuova tendenza usata nel produrre del Barolo. Quando all’inizio dei anni novanta si cominciava ad usare i rotofermentatori, Elio era uno dei primi ad metterli nella sua cantina. E’ un attrezzo che assomiglia un po’ betoniera che al contrario delle vasche tradizionali lavora orizzontalmente e i rotori che girano dentro permettono il contatto tra le buce e il mosto, sostituendo in questo moto una tecnica tradizionale del cappello sommerso. La fermentazione accade nella temperatura piuttosto alta (di 25 gradi) nel giro di soli 3-5 giorni.

Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
il rotofermentatore

Nella cantina di Elio Altare c’e’ posto per la tradizione, pero’. Silvia ci ha fatto vedere una grande vasca aperta, fatta di legno. La famiglia ha deciso di mettere sul mercato il Barolo nella versione limitata (non e’ ancora in vendita), fatto a mano – ogni chicco d’uva e’ stato manualmente separato dal grappolo. Oltre tutto anche il controllo della temperatura nella vasca aperta esigeva tanta attenzione e tanta fatica. Ma alla fine la vita del vignaio e’ piena delle sfide e c’e’ sempre la necessita’ dei miglioramenti, le modifiche indipendentemente dalla tecnica di produzione usata.

Cantina Elio Altare, Piemonte, Italia
la veduta del vigneto di Elio Altare

E nel prossimo post scrivero’ su Lorenzo Accomasso – un uomo legenda, un cavaliere che con tutto il suo cuore ama la sua terra e si sente fortunato perche’ tutta la sua vita ha dedicato alla sua grande passione – la passione per il vino.

1 pensiero su “Barriques contra botti

  1. ELiO Altare è non si può che iniziare così…le sue idee e il suo neTTare gli danno ragione…consiglio di degustare🍷questo dono della natura/vigna…ELiO e 🍇c’è tanto amore… ultimamente sta sperimentando le sue idee anche alle 5 Terre… che dire degu🍷stiamo

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