Ogni volta quando visito le cantine delle Langhe, torno a casa piena di buona energia, delle idee e delle storie ispiranti. Non poteva essere diversamente dopo l’incontro con Sara Vezza Saffirio, una giovane ed energica winemaker presso l’Azienda Josetta Saffirio a Casteletto (Monforte d’Alba). Da giovane ragazza (aveva solo 23 anni) ha gia’ deciso di restare nella zona e di continuare una tradizione familiare.

E’ la mia secondo visita nella cantina. Durante un corso per gli appassionati del vino avevo due lezioni fatte da Roberto Vezza, il padre di Sara. E’ un enologo riconosciuto nel mondo del vino che ci ha raccontato (con una bella dose dell’umorismo, tra l’altro) del processo della vinificazione dei vini bianchi e rossi. Una di quelle lezioni i svolgeva nell’azienda dove le stanze riflettono la procedura di fare il vino. E cosi’ c’e’ la stanza separata solo per pigiatura e per la macerazione a cappello sommerso, l’altro ambiente e dedicato esclusivamente alla fermentazione malolattica, poi c’e’ una cantina sotterranea con le barrique, botti, vasche di cemento e di acciaio, per finire in una stanza spaziosa dove si fa imbottigliamento.




Questa volta, pero’, mi incotro con Sara che mi saluta davanti alla cantina e comincia a raccontare una storia affascinante dell’azienda femminile. Da due generazioni sono le donne che lottano contro gli ostacoli quotidiani della viticoltura e della produzione di vino. Josetta, la mamma di Sara, come sua figlia gia’ da giovane ha deciso di continuare il business familiare originato da suo padre che alla’inizio del XX secolo ha ereditato un pezzo di terra a Casteletto. E cosi’ nel 1985 Josetta lancia il suo primo Barolo prodotto dalle uva ottenute dalle vigne piantate subito dopo la guerra. Nel lavoro trova il supporto da suo marito Roberto Vezza, enologo presso l’azienda Marchesi di Barolo. Nella seconda meta’ dei Novanta Sara, una ragazza ventitreenne, decide di lanciarsi all’aventura vinicola e oggi e’ lei di dirigere l’azienda e di prendere cura della sua famiglia.

Mentre facciamo giro nella cantina, mi racconta con entusiasmo delle sue modernizzazioni – un impianto fotovoltaico che produce 200% dell’energia usata nell’azienda, le bottiglie provenienti in 90% dal riciclaggio, oppure della filosofia di ridurre i prodotti chimici usati nel vigneto. Sara e la sua famiglia crede che come contadini prendono tanta responsabilità della terra che coltivano, la rispettano e la vogliono trapassare alla prossima generazione in un ottimo stato.

Fino adesso ho menzionato di tutti i membri della famiglia, tranne uno… un simpatico gnomo. La sua presenza nella famiglia e’ avvolta dal legenda magica. Ormai Ernesto, il nonno di Sara, lo vedeva nella cantina, mentre sua nipote scambiava le lettere con il suo amico immaginario. Il gnomo e’ diventato no solo una tradizione famigliare, ma anche il simbolo dell’azienda – e’ un leimotive sulle bellissime ed originali etichette progettate da Josetta.

Alla fine della mia visita e’ arrivato il momento della degustazione. In una sala spaziosa, bel arredata ho assaggiato i vini spettacolari cominciando dal corposo Langhe Bianco DOC 2008, ben equilibrato (anche se giovane) Langhe Nebbiolo DOC 2013 e favoloso Barolo DOCG 2011 (dovete sapere che in genere e’ un annata ottima per i vini piemontesi – con l’estate e l’autunno caldo e soleggiato. Mi ricordo che nell’Ottobre le temperature giornalieri arrivavano fino a 30° C…). Sara mi ha presentato anche la collezione dei bicchieri d’acqua ottenuti dalle bottiglie tagliate, della collezione dei cosmetici basati al vino Barolo ed anche le candele ben profumate ed eleganti.

Per sapere di piu’ della cantina visitate: http://www.josettasaffirio.it/
A se vi capita di essere nella zona dovete passare nella cantina – gli ospiti sono sempre benvenuti! E ch sa, forse abbiate la fortuna di incontrare un piccolo amico misterioso…
